Cessione del quinto: attenzione alle polizze assicurative

La cessione del quinto di stipendio o di pensione è una formula che piace molto agli italiani. Il feeling in questione è del resto confermato dalle statistiche degli ultimi anni, che hanno visto una continua crescita dei prestiti erogati con questa formula. Ad agevolare il compito delle aziende che la propongono è in particolare il fatto che in pratica non servono garanzie o merito creditizio, in quanto l’ente erogante è praticamente al sicuro dal primo momento. A garantirgli la sicurezza di rientrare è proprio la modalità di recupero della somma prestata, con un piano di rientro che prevede rate mensili da scalare in automatico sulla busta paga o sul cedolino pensionistico dell’utente.

Semmai i problemi sono proprio per i clienti e per capirlo basta leggere quanto riportato sui prestiti con cessione del quinto all’interno dei bollettini emessi da Banca d’Italia, che più di una volta è dovuta intervenire per chiedere agli operatori del settore di usare maggiore trasparenza. Con un accento particolare sulla questione dei costi, che spesso vengono nascosti.

 

L’assicurazione può pesare in maniera eccessiva

 

Quando si parla di costi nascosti nel caso della cessione del quinto, il riferimento è soprattutto all’assicurazione obbligatoria che le aziende pretendono per concedere il prestito. Assicurazione che riguarda il caso di decesso o la perdita di lavoro, eventualità che ove coinvolgessero l’interessato potrebbero rendere complicato il rientro dall’esposizione.

Il problema è che queste assicurazioni, con il passare del tempo hanno assunto dimensioni esorbitanti, tanto che per prestiti di 20mila euro possono comportare una spesa da 5mila. Sino a qualche tempo fa esse non erano neanche conteggiate sul TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale): per il cliente era perciò difficile accorgersi della loro incidenza e quindi il rischio di prestiti assolutamente non convenienti era elevatissimo. Ora una sentenza della Cassazione ha provato a riportare ordine nella questione, ma molte aziende continuano a cercare di nascondere la questione insieme ad altri costi. Proprio per questo conviene dare un’attenta occhiata al modulo SECCI, che è stato reso obbligatorio dall’UE al fine di tutelare i clienti e nel quale viene riportato proprio il TAEG, l’unico indicatore che può far capire quale sia il peso finanziario che il cliente si va ad assumere.

 

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